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La Critica – Interstellar

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Autore: Roberto Escobar – Testata: L’espresso

Il nostro pianeta sta per morire, e la Nasa manda nell’iperspazio il suo pilota migliore (). Sfidando un buco nero, dovrà trovare una nuova Terra. Con effetti speciali grandiosi, ma zeppo di banalità, cattivone spaziale e lieto fine appiccicato compresi. Imperdonabile il sorriso ebete di McConaughey davanti alla figlia morente, e più vecchia di lui d’una cinquantina d’anni (misteri della relatività).

Autore: Roberto Nepoti – Testata: la Repubblica

In un futuro imprecisato la nostra vecchia Terra è ridotta in polvere; nonché condannata alla fame, perché un virus uccide i raccolti. È questa la premessa dell’attesissimo kolossal di , da prender su senza tante spiegazioni. Come pure bisogna accettare, evitando di farsi troppe domande, che misteriose entità abbiano predisposto nei paraggi di Saturno un “wormhole”, una specie di buco spazio-temporale che permette di accedere ad altre dimensioni. Dopo che la sua bambina, Murph, ha scoperto nella polvere dilagante un codice binario, l’ex-astronauta Cooper accetta d’intraprendere una missione spaziale per trovare una nuova casa all’umanità, sfrattata da una Terra ormai inabitabile. Cooper parte assieme ad Amelia Brand, la figlia del professore che ha progettato la faccenda, e ad altri due astronauti. Murph, però, vive la separazione da papà come un tradimento. E qui comincia un viaggio emozionante anche per lo spettatore, tra spettrali panorami extra-terrestri, giganteschi muri d’acqua, piogge di stelle e altra roba visivamente magnifica. Purché accetti altre cose, tuttavia: come un assurdo match di wrestling in tuta spaziale tra Matthew McConaughey e Matt Damon e, più di tutto, una spiegazione di fisica teorica ogni tre scene per motivare le varie aberrazioni spazio-temporali (un’ora degli astronauti corrisponde a sette anni terrestri, alla fine la figlia è più vecchia del padre…), volenterosa ma data in pillole e che lascia più o meno il tempo che trova. Per accennare solo a un’altra considerazione su Nolan, che molti reputano autore imprevedibile; e cioè che lo spettatore non digiuno di fantascienza impiegherà al massimo un’oretta per capire come il film andrà a finire. Circondato dall’aura di cineasta più osannato dagli internauti, Nolan si era sentito accreditare in anticipo il suo film di “nuovo Odissea nello spazio”; però Interstellar, pur bello e suggestivo almeno per metà, non è il capolavoro annunciato. Con i titoli precedenti (da Memento alla trilogia del Cavaliere oscuro, a Inception ), il regista inglese aveva praticamente cambiato la nostra percezione del racconto; senza riuscire, tuttavia, a tradurre sempre dei concetti complessi in termini chiari. Ora, Nolan è uno dei pochissimi registi che possono realizzare un film a grosso budget come vogliono, con minime ingerenze degli studios. Così, questa volta, ha avuto facoltà di mettere in scena il Cosmo e raccontare ciò che l’umanità deve attendersi mediante una vicenda di amore tra padre e figlia, col babbo costretto a essere eroe ma lacerato dal desiderio di restare con la sua bambina (la cui esistenza, però, dipende dalla sua missione). Una delicata alchimia di cosmico e intimo, insomma, forse più vicina alla sensibilità dello di Incontri ravvicinati del terzo tipo che non a quella di Nolan. Non ne trae beneficio la narrazione, che a tratti si fa confusa e inceppata; nonché appesantita da frasi sentenziose sulla genitorialità («Siamo i fantasmi del futuro dei nostri figli”), il destino dell’umanità («Non siamo fatti per salvare il mondo. Siamo fati per lasciarlo») e tante altre cose — anche troppo — impegnative. Fino ad arrivare al paradosso che, pur con memorabili sequenze spaziali, più che di un film di immagini, Interstellar finisce per essere un film di parole.

Autore: Scott Foundas – Testata: Variety

Si conferma Nolan come il premier narratore di tela grande della sua generazione, oltre a guadagnare il suo posto accanto a “Il mago di Oz”, “2001″, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e “Gravity” nel canone della scienza visionario di Hollywood.

Autore: Todd McCarthy – Testata: Hollywood Reporter

Avvincente, e, a volte di più.

Autore: Peter Travers – Testata: Rolling Stone

Quello che i soggetti negativi mancano di sottolineare circa Interstellar è quanto è coinvolgente, come fonde con grazia il cosmico e l’intimo, come abilmente Nolan esplora l’infinito nei minimi dettagli umani.

Autore: Alessandra Levantesi Kezich – Testata: La Stampa

Con il suo nuovo film, Christopher Nolan gioca sul contrasto fra affetti familiari e sentimento collettivo della specie; mescola versi di Dylan Thomas e ipotesi scientifiche (probabilmente plausibili, visto che uno dei produttori esecutivi è il fisico Kick Thorpe); crea verdi distese di granoturco ed immense onde in mari sconfinati, gallerie gravitazionali e spazi mentali a cinque dimensioni (…) nonostante l’innesto del registro epico/concettuale sulla sfera intimista resti poco convincente e gli interpreti (il vibrante McConaughey a parte) abbiano ruoli stinti, Interstellar fa dimenticare i suoi buchi drammaturgici infilando una serie di sequenze di rara e conturbante potenza: immagini di una bellezza che non è solo spettacolare, ma anche pregna di quegli aneliti metafisici, di quello spirito pionieristico che la società attuale ha sepolto sotto i dibattiti su Pil e Spread. Suggestiva la partitura di Hans Zimmer su uno sfondo sonoro che alterna fracasso assordante ad attimi di silenzio assoluto; i tanti soldi spesi si vedono tutti e, visto che parliamo di un’arte industriale, non è l’ultimo dei meriti.

Autore: Maurizio Acerbi – Testata: il Giornale

Un’Odissea nell’ignoto, con finale decisamente a sorpresa, che ruota intorno ai concetti di famiglia, sacrificio, cooperazione, speranza. Con l’amore si possono abbattere le barriere del tempo e dello spazio. E con la maestria di Nolan si girano film così emozionanti.

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Regia
Trama
Cast
Fotografia
Ritmo
Tensione
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La Critica - Interstellar, 7.0 out of 10 based on 1 rating

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