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Roma Fiction Fest 2013, Frank Spotnitz si racconta celebrando X-Files

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E’ un grande uomo di televisione Frank Spotnitz. Se il suo nome vi dice poco un suo titolo vi dirà moltissimo: X-Files. Della serie di Chris Carter, Spotnitz è stato sceneggiatore, produttore e autore della “mitologia”, ossia la storyline che ha unito le 9 stagioni della serie. A 20 anni dalla messa in onda del primo episodio, il Roma Fiction Fest 2013 ha voluto celebrare la grandezza di quello show ospitando Spotnitz in una masterclass, preceduta di 2 episodi scritti da lui scritti e selezionati in quanto i suoi preferiti: Memento Mori e Milagro.

Incontrando il pubblico, Spotnitz ha raccontato le influenze che lo hanno nutrito e aiutato nella scrittura della serie, dai romanzi al cinema, ma soprattutto The Night Stalker, un tv-movie poi divenuto serie che lui e Carter hanno preso a modello: “quello che volevamo fare era spaventare il pubblico. Ecco perché nasce X-Files”. Ma non solo, anche raccontare qualcosa di più profondo di una semplice storia dell’orrore, parlare dell’umanità, dei suoi problemi e dei suoi sentimenti: “E’ fondamentale avere l’ambizione di raccontare qualcosa di grande, di oltrepassare i propri limiti, impegnando testa e cuore nella creazione di qualcosa che possa essere amato”.

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Fondamentale per lo sviluppo della serie e per l’amore che dura da 20 anni la qualità visiva e cinematografica di X-Files, tanto nel racconto quanto nella resa visiva: “Abbiamo avuto grandi di storie di suspense che si prestavano all’immagine, ma anche grandi registi che le hanno visualizzate, nel corso delle stagioni c’è stata una grande evoluzione tecnica e tecnologica che ha reso X-Files un prodotto sempre più cinematografico”. E a questo proposito, che ne pensa dei film, ce ne sarà un altro? “Il primo film è andato bene, come incassi e come reazioni del pubblico, come quando ho assistito al mancato bacio tra Mulder e Scully tra 5000 persone che urlavano, tanto che gli studios ne volevano subito un altro, e poi anche dopo la chiusura della serie. Ma ci sono state molte lotte con gli studios dal 2002 fino al 2007,e quando ci siamo trovati col via libera, la pista si era raffreddata, avevamo molti meno soldi e non potevamo fare un film che si legasse alla mitologia, d’altronde con Fox abbiamo avuto sempre, per ogni episodio, dispute sul budget a fronte di una libertà creativa invidiabile. Staccarci e farne una storia autonoma è stato il nostro più grande errore. Ma una storia per un terzo film c’è, ne parliamo da tanto con Carter, e l’anniversario potrebbe essere un’occasione giusta per farlo”.

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Spotnitz dopo la Masterclass ha incontrato un piccolo gruppo stampa e abbiamo approfondito certe tematiche, per esempio il cambio della tv da X-Files a Hunted, lo show che sta scrivendo in questo periodo: “La televisione è cambiata moltissimo, soprattutto in meglio: la libertà di trattare ogni tema in ogni modo è qualcosa che non sarebbe mai stato possibile 20 anni fa. Il merito è della frammentazione del pubblico che permette a ogni show di essere molto specifico, e di avere successo anche con un pubblico di nicchia, perché non dobbiamo più pensare a fare uno show che piaccia a tutti, ma che piaccia il più possibile al suo pubblico, come Breaking Bad per esempio. Quello che non deve cambiare è l’interesse per storie e personaggi mentre ne scriviamo”.

Ora sta lavorando su Hunted, la serie con Melissa George presentata allo scorso Roma Fiction Fest: “Rispetto a X-Files, la più grande differenza è la profonda serializzazione dello show, in cui racconto una sola storia lungo 8 puntate, e tutto deve tenersi e legarsi insieme. Per qualcuno è troppo complesso e impegnativo, ma per me è una grande sfida: con la qualità che ha raggiunto la tv negli ultimi anni, il compito di chi racconta è quello di stupire sempre, fare qualcosa di mai visto. E spero sempre di riuscirci, anche se creare qualcosa che mi renda orgoglioso e che influenzi per anni le persone come X-Files è un’impresa”.

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