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EXCL – Storia di una Ladra di Libri: la nostra set visit a Berlino

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Storia di una Ladra di Libri - Tre immagini esclusive - Foto 3

Berlino. Aprile 2013.

“Vedere che ciò che si è scritto diventare realtà, personaggi prima solo nella propria mente che assumere un viso, un corpo e una voce, è tanto eccitante quanto per certe versi inquietante. Rischi di sentirti un dio e il problema non è solo quel picco di auto-stima che ti potrebbe far perdere il contatto con la realtà, ma anche quell’inconscia voglia di far sì che ogni tuo romanzo diventi prima o poi un film. Si tratta di una sensazione che di certo non aiuta ad avere una scrittura davvero libera”.

Incontriamo Makus Zusak negli studi Babelsberg di Potsdam, ad una manciata di chilometri da Berlino. Il set è quello di Storia di una ladra di libri, film tratto dall’omonimo libro che Zusak ha pubblicato nel 2005 (ma in Italia è arrivato solo nel 2009 e con il titolo di La bambina che salvava i libri). È aprile, la giornata è una di quelle così fredde che non bastano i cappotti per fare un’intervista tranquillamente a bordo set, ma bisogna andarsi a riparare nei tendoni normalmente riservati ai tecnici. Accanto alla piccola stufetta elettrica, oltre a Zusak, incontriamo uno dietro l’altro il regista Brian Percivali, la costumista Anna B. Sheppard e l’intero cast Geoffrey RushEmily Watson, Ben Schnetzer e Sophie Nélisse.

Nel mezzo, visto che ci siamo, guardiamo anche una scena del film e facciamo un tour per tutti gli ambienti ricostruiti nello studio (la cittadina bavarese in cui si svolge la storia e la casa della protagonista) e ci vengono mostrati gli studi fatti per trovare i giusti costumi per rendere il tutto credibile.

Storia di una Ladra di Libri - Tre immagini esclusive - Foto 1 La storia è quella di Liesel, una bambina di nove anni, che durante il nazismo viene adottata da una famiglia bavarese. La sua passione, da quando il fratellino è morto e stava per essere seppellito accanto ad un manuale per necrofori, è diventata quella di rubare libri, o meglio di “salvare i libri”. A poco a poco, così facendo, si rende conto che la parola scritta spesso rappresenta più di un pezzo di storia inventata, ma che in qualche modo ha effetti anche sulle azioni umane. Sullo sfondo di una guerra che si fa sempre più vicina, Liesel vive una sua piccola, ma grande avventura ben più che letteraria che la mette di fronte a decisioni e responsabilità più che mai difficili.

Per me è una sfida molto importante, è il mio primo film da protagonista” ci raccconta Sophie Nélisse, dodici anni, diventata celebre nel mondo per la bella performance in Monsieur Lazhar, il film canadese arrivato a contendersi l’Oscar due anni fa. La ragazza sembra più che determinata nella sua carriera da attrice la quale ha anche lasciato una brillante carriera nel balletto (“il mio piano era andare alle olimpiadi, ma se ti fermi tre mesi per fare un film, perdi l’allenamento, quindi ho dovuto mettere da parte questo sogno).

So di avere una grande responsabilità con questo film. Essere circondata da così grandi attori significa sentirsi l’ultima della classe, per fortuna dopotutto sto dimostrando di non essere così male”. Brian Percival, il regista, ci racconta che prima di scegliere Sophie Nélisse, “Ho fatto centinaia di provini. La Nélisse invece la prima volta l’ho vista attraverso un tape che ci aveva inviato. Ho avuto pochi dubbi”. Sulle ragioni che lo hanno spinto a tornare dietro la macchina da presa a distanza di quattro anni da A Boy called Dad (mai distribuito in Italia), Percival non ha dubbi: “Mi piace l’idea di raccontare la storia dal punto di vista di un bambino. Negli ultimi anni ho lavorato alla serie Downton Abbey e volevo cimentarmi in qualcosa di diverso. Questo libro mi aveva colpito dal primo momento in cui l’avevo letto e quando si è presentata l’occasione di portarlo sul grande schermo non ho avuto dubbi”.

Poco dopo queste sue affermazioni lo vediamo dirigere la scena dell’arrivo Liesel in macchina presso i suoi genitori adottivi. C’è un grande dispiegamento di mezzi, il set della cittadina (bellissimo), riporta davvero indietro nel tempo e sembra di essere nella baviera degli anni ‘30. Percival ha poche indicazioni per gli attori (che si potrà correggere ad uno come Geoffrey Rush?), ma gira tre volte la stessa scena giusto per avere varie angolature da cui poi montare. Tra una pausa di un ciak e un altro, incontriamo finalmente anche Emily Watson. “A prima vista interpreto il ruolo di una mamma severa, ma è una bella parte, una di quelle che nascondono un segreto e che per questo devono apparire in qualche modo contraddittorie. Recitiamo in inglese quindi non era necessario apprendere il tedesco né simulare qualche goffo accento che lo ricordasse, ma già mettersi certi vestiti e vivere in un set così preciso nella ricostruzione ti fa sentire nella parte”.

Storia di una Ladra di Libri - Tre immagini esclusive - Foto 2

Prima di realizzare i costumi abbiamo raccolto foto di ogni tipo di quegli anni, e non ce ne erano molte, almeno non prima del nazismo dedicate ai bambini, quindi sì, devo ammettere che il lavoro di ricerca che abbiamo fatto è stato enorme.” ci racconta Anna B. Sheppard, la simpaticissima costumista polacca già premio Oscar per Shindler’s List e Il pianista. “Mi chiamano sempre per fare film sul nazismo, ma a me va bene così. Non sono tutti uguali e, ad esempio, non avevo mai lavorato sui costumi dei bambini di quell’epoca fino a questo punto. Il film racconta un periodo lungo di tempo quindi abbiamo dovuto cercare anche di rappresentare lo scorrere degli anni e la presa sempre più forte del nazismo sugli usi e costumi locali, in maniera visibile. Un altro problema è stato quello di trovare ragazzini disposti a tagliarsi i capelli come quelli dei loro coetanei dell’epoca. In tanti hanno rifiutato per paura di essere presi in giro dai loro compagni di classe. Accade anche questo”.

Ben Schnetzer interpreta un misterioso ragazzo che improvvisamente entrerà nella vita di Liesel. “Per questo ruolo ho perso più di dodici chili, è stato davvero difficile, ogni volta che durante la pausa pranzo vedo un cestino davanti a me mi vengono i morsi allo stomaco. In qualche modo anche questa esperienza di immedesimazione avrà i suoi vantaggi. Appena finirò questa dieta andrò a mangiare dal mio ristorante preferito a New York. È un italiano, penso che lo chiamerò prima per chiedergli se potrò pagarlo a forfait altrimenti ho paura che gli lascerò tutto quel che ho guadagnato con questo film”.

L’ultimo ad essere intervistato è Geoffrey Rush. Sorridente ed affabile come solo i grandi gentlemen sanno esserlo, appena si siede comincia a raccontarci quanto gli sia piaciuto il libro “Non lo dico perché ora sono qui, me lo fece leggere una mia amica e in tre giorni lo finii. Sapete, quando si è attori o si lavora o si ha parecchop tempo libero. In realtà se ne ha precchio anche sul set: odio le pause tra un ciak e l’altro, sono così lunghe!”. Nel film Rush interpreta il ruolo dell’amorevole padre adottivo: “No, non ho insegnato ai miei figli a leggere e scrivere come faccio qui con il personaggio di Liesel, ma gli ho sempre letto favole e li ho seguiti, per quanto possibile, negli studi e i compiti a casa”.

Certo, non deve essere male avere Geoffrey Rush accanto al letto prima di dormire, che ti legge una storia, ma passiamo oltre e gli chiediamo che idea si sia fatto di chi, durante il nazismo, decise di resistere “Furono persone coraggiose che anteposero ai loro interessi quelli di chi gli stava accanto. Sono stati degli eroi e, cercando di interpretarli, ti rendi conto di quanto fossero state difficili e dolorose le loro scelte. Questo è un ruolo che mi porterò dietro a lungo”.

Storia di una ladra di libri uscirà nei cinema americani il 15 novembre mentre l’uscita italiana è fissata da Fox per il 13 febbraio 2014.

Fonte: ScreenWeek

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