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L’Evocazione – The Conjuring: una lunga intervista a Ron Livingston

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Torniamo a parlare di L’Evocazione – The Conjuring, la pellicola horror/thriller diretta dal regista di Saw e Insidious James Wan. La Warner, che produce, è molto fiduciosa in un grosso successo al boxoffice della pellicola: inizialmente programmata per uscire a gennaio, dopo dei test-screening particolarmente positivi, lo Studio ha prima deciso di anticipare l’uscita del film nella calda stagione estiva e, notizia di pochi giorni fa, anche forte delle ottime recensioni, si sta già progettando un sequel se non addirittura un franchise.

Il film approderà nelle sale americane domani ma in quella italiane ad agosto. Nell’attesa e per addentrarsi meglio nelle atmosfere inquietanti della pellicola, vi proponiamo oggi una lunga intervista – rilasciata dall’ufficio stampa – a Ron Livingston, che nel film interpreta appunto Roger Perron: un padre di famiglia costretto a chiedere l’aiuto degli esperti di paranormale…

Come sei arrivato a recitare in The Conjuring, e cosa ti attirava della storia?

La cosa che più mi attirava era il cast del film. Sono un fan di Lili [Taylor] da diversi anni. L’ho vista a teatro a Chicago e ho capito subito che è un’attrice incredibile, capace di fare qualsiasi cosa. Vera [Farmiga], invece, ho iniziato a conoscerla cinque o sei anni fa, quando ha fatto Down to the Bone. Un film che mi ha molto colpito. Mentre Patrick Wilson lo avevo visto in Insidious, e sono subito entrato in sintonia con quello che James [Wan, regista] e Patrick stavano facendo, e con il lavoro di team in quel film. Perciò ero molto felice di questa opportunità.

Era da un po’ che non si faceva un film horror della vecchia scuola. Con tutti gli effetti speciali che si usano oggi, si sta spingendo un po’ troppo sul genere slasher, e la tipologia di film horror che si rifanno alla vecchia scuola era sparita. Mi colpiva molto il modo in cui James era riuscito a fare un film così terrificante come Insidious, prima di tutto considerando il budget che aveva a disposizione, e poi con l’uso di elementi davvero semplici, come il fatto di pitturare il volto di un attore di rosso, o affidandosi all’art department, e ai movimenti macchina. Non so, c’era qualcosa di grande in quello che aveva fatto.

Sei un fan del genere horror/suspense?

La maggior parte dei film di questo genere che preferisco sono quelli più vecchi. Shining è uno di quelli che riguardo almeno ogni due anni. Ha avuto un impatto enorme su di me quando ero piccolo, quello che riuscivano a fare, non solo con un horror, ma con il cinema in generale, è stupefacente. Credo che Alien sia un altro di quei film. Ha inventato il genere dell’horror fantascientifico. Non mi viene in mente un altro film prima di quello che abbia fatto la stessa cosa — forse Frankenstein — ma stiamo parlando del genere dell’horror fantascientifico. E comunque, era un film che si concentrava sui rapporti umani e sul ritmo, tutte cose che ritroviamo in questa pellicola.

Ecco un’altra grande pellicola da citare: Halloween. Quando Halloween-La Notte delle Streghe uscì, reinventò il genere in maniera ancora diversa, dando il via al filone dei film slasher.
Poi c’è stato Non Aprite Quella Porta. Prima di questo film, negli horror non si vedevano volare i corpi; è disturbante il fatto che ci troviamo in un mondo pericoloso in cui personaggi possono essere uccisi in qualsiasi momento. Poi, ogni singolo horror ha seguito quell’esempio, e tutti i loro personaggi sono diventati carne da macello. Il pubblico ormai parte dal presupposto che è inutile affezionarsi ai personaggi di questi film perché tanto muoiono tutti.

Ecco perché una cosa che mi piaceva molto di questo film è che ci si affeziona ai personaggi. In parte, anche perché molti di loro sono delle ragazzine. Ci si affeziona a tutti e senti di non voler perdere nessuno di loro. Il che rende il tutto ancora più terrificante.

Tornando agli attori, mi chiedevo se puoi parlare dell’esperienza di lavorare assieme a Lili Taylor. Interpretate una coppia sposata con cinque figlie. Com’è stato lavorare assieme a lei e costruire questo rapporto tra i personaggi?

È un’attrice fantastica perché sa fare tutto. Tutto il repertorio. E’ dolce, gentile, solida, e poi nelle parti in cui c’è bisogno che sembri spaventata e disperata è stupefacente. Mi sono divertito molto a lavorare assieme a lei.

Lei è il cardine di quella famiglia. Siamo negli anni settanta, ed è stato anche divertente tornare a un tempo in cui i padri non erano necessariamente coinvolti nella crescita dei figli — credo fossero alquanto confusi all’epoca. Si sedevano da una parte, come il cane di famiglia, ad aspettare che qualcuno gli desse da mangiare e gli dicesse cosa fare. Non ci siamo ancora abituati a quello che accade nel momento in cui la mamma, che è il cardine della famiglia, ha una crisi, in quei casi la famiglia aspetta che qualcun altro prenda le redini, e nessuno sa cosa fare. Credo sia un elemento nel quale tutti possano identificarsi.

Cosa ti piace di più di Roger Perron, il tuo personaggio, e quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato nella sua interpretazione?

Forse, l’idea che il personaggio che dovevo interpretare non era l’eroe che avrebbe salvato il mondo, il fatto che quello che affronta questa famiglia è più di quanto lui possa gestire. Quasi all’inizio del film, dopo aver cercato di gestire la cosa, capisce che è troppo per lui, e allora devono andare a cercare aiuto dai personaggi interpretati da Vera e Patrick.

Ma è anche la cosa che preferisco del mio personaggio e della storia in generale, perché vedo l’insieme, vedo il film nel suo insieme. Si tratta di trovare il coraggio, quando ti trovi di fronte a qualcosa più grande di te, di rivolgerti a qualcuno che abbia il potere di aiutarti. E in un certo senso è questo che è un esorcismo: E’ ricorrere a una potenza superiore, dire ‘Non ce la stiamo cavando molto bene qui. Non possiamo farcela da soli. Dobbiamo rivolgerci a un potere più grande per risolvere la situazione.’ Credo sia una cosa difficile da fare, soprattutto per un uomo. Credo fosse anche più difficile per gli uomini negli anni ’70, ed è ancora più arduo nel momento in cui lo scopo è prenderti cura della tua famiglia e mantenerla al sicuro.

In sostanza, interpretare un personaggio che deve arrendersi al fatto che non è in grado di gestire la situazione senza chiedere aiuto è certamente la cosa più difficile, ma anche la più gratificante della storia.

E poi i capelli. I capelli sono la cosa peggiore. Quel taglio anni ’70 era brutale.

Hai aiutato a dare vita al look anni ’70 di Roger?

La cosa divertente è che abbiamo iniziato usando una parrucca, e poi, ovviamente, quando inizi a tagliare i capelli della parrucca non puoi certo tornare indietro. Quindi la prima versione della parrucca era lunga fino alle spalle, ma non aveva alcun senso. Poi i capelli sono stati tagliati più corti, alla Colin Farrell in Troy. Fantastici. Pensavo, ‘Voglio che sia questo il mio nuovo taglio!,’ era talmente favoloso. [Ride] Ma poi abbiamo deciso che era troppo favoloso. Sembrava improbabile. Poi, c’è stato un terzo taglio, ma sembrava quello di mio padre nel 1974. Quando l’ho visto ho pensato, ‘Odio doverlo dire…’ [Ride] ‘Il mio agente mi ucciderà per aver scelto questo anziché quello alla Colin Farrell, ma secondo me, questo è perfetto. Perciò scelgo questo.’

Beh, ci si sacrifica per l’arte.

Si bisogna farlo.

Le attrici che interpretano i ruoli della ragazze sono molto brave nel film.

Si sono molto orgoglioso del lavoro che hanno fatto e del modo in cui si sono prese cura l’una dell’altra. E le ragazze più grandi hanno fatto davvero molto, non solo come attrici, ma come persone, prendendosi cura delle ragazze più piccole. Hanno creato un legame tra di loro e sono diventate una famiglia anche al di fuori dello schermo, cosa che si avverte molto nel film. E’ una cosa difficile da fingere.

Ci puoi parlare di Ed e Lorraine Warren, e del contributo che Patrick Wilson e Vera Farmiga hanno portato ai ruoli?

So che entrambi hanno trascorso parecchio tempo assieme a Lorraine, sono andati a casa sua e hanno visto quella stanza. Ed e Lorraine erano, da un lato, degli straordinari esperti di demonologia, e dall’altro, un’originale, coppia dell’East Coast. E credo che Vera e Patrick siano riusciti a catturare la loro eccentricità, perché sono davvero divertenti. Patrick, nel ruolo di Ed sembra quasi un venditore di Bibbie, sembra una di quelle persone che verrebbero a bussare alla tua porta e andrebbero di casa in casa a mostrare il loro campionario.

Mentre Lorraine è una specie di chiaroveggente, una medium, una persona che non sembra di questo mondo, come molte delle signore con le quali sono cresciuto nella mia chiesa, che si occupavano di Kool-Aid e dei biscotti.

Credo abbiano fatto un lavoro straordinario nel riuscire a catturare il senso di queste due persone, e nel raccontare la loro storia all’inizio delle loro carriere, quando stanno ancora cercando di capire chi sono e quale sia la loro missione.

Ci puoi parlare di com’è stato lavorare assieme a James Wan, visto che sei stato un fan dei suoi film. Che tipo di energia ha portato sul set? E’ un regista collaborativo?

È fantastico. Davvero fantastico. La prima cosa che mi colpisce è che avevo una specie di preconcetto riguardo al fatto che, se una persona è in grado di fare dei grandi film horror debba essere necessariamente una persona cupa. James è assolutamente l’opposto. E’ veramente gentile. Ha lavorato assieme a questa truppe per tanti anni. Hanno fatto tanti film assieme, quindi ha messo assieme e plasmato un team in cui ha assoluta fiducia. E sa che possono fare quello che lui vuole. E poi ha una visone precisa dei suoi film.

Il suo set è positivo e cordiale. Sembra un posto sicuro dove andare a lavorare, il che aiuta parecchio quando si ha a che fare con delle tematiche così oscure. Perché senti di poter lasciare tutto sul set, una volta terminate le riprese. Lui non influenza il set con un’atmosfera tetra. Le persone si prendono cura le une delle altre su questo set, e lui è molto generoso con la sua truppe. E’ stato bello lavorare con i bambini, a volte può essere una cosa molto difficile. Ma non è stato così, con questi bambini. Spesso i bambini reagiscono in maniera differente, sono molto sensibili. Vogliono fare un buon lavoro, quindi bisogna guidarli e fargli sapere costantemente che stanno facendo un buon lavoro. Ad essere onesti, è una cosa che devi fare anche con gli attori adulti — forse ancora di più con gli attori adulti. I ragazzi sono favolosi, sai? Ma James è superlativo.

E poi è un maestro della tecnica—il suo ritmo, la sua luce, il suo art department—è tutto spettacolare. E’ tutto impeccabile. E fa sembrare tutto così semplice.

Com’è stato incontrare la famiglia Perron? Hai attinto da loro qualcosa da usare nella tua interpretazione, oppure la consideravi una sorta di creazione immaginaria o semi-immaginaria?

Ecco il mio punto di vista su questa cosa: raccontiamo una storia di possessione ed esorcismo. E chiunque voglia pensare che le persone non possano essere possedute da demoni dovrebbe guardare un episodio o due di Intervention, per capire che le persone vengono regolarmente possedute dai demoni. E la posta in gioco è davvero alta, perché quando accade, è una cosa che distrugge famiglie intere, e le persone perdono il controllo delle cose più semplici.

Quindi, secondo me, non devo necessariamente essere un giudice o un arbitro che decide se la storia di qualcuno corrisponde a quello in cui credo. Io arrivo sul set e se devo interpretare una persona reale cerco di rappresentarla nel miglior modo possibile, secondo quella che è la sua esperienza e le sue convinzioni. Roger era uno scettico. Lui ha la funzione dello scettico nel film, della persona da convincere di quello che sta accadendo. E da quel che so di questa storia, e da quello che mi ha detto lui, era uno scettico anche nella vita reale. E alla fine ha accettato che qualcosa stesse accadendo alla sua famiglia, e che non riusciva a capirla e a spiegarla. Per lui non è stato un bene; non ha certo aiutato il fatto che cercasse di negare gli eventi e che dicesse loro, ‘Vi state inventando tutto. Queste cose non stanno succedendo.’

Per quanto riguarda gli spettatori e quello che devono credere, sia che abbiano avuto esperienze con diavoli o spiriti da un’altra dimensione oppure no, credo che tutti siano stati toccati da qualcuno nelle loro vite che ha perso il controllo della sua personalità ed è stato posseduto da qualcosa, e ha avuto bisogno dell’aiuto esterno, o del supporto di un familiare per chiedere aiuto. Quindi, secondo me, è questo il nucleo dell’identificazione del pubblico nella storia. Il resto sono chiacchiere da salotto.

Cosa dovrebbe aspettarsi il pubblico da questo film?

Questo film è un viaggio sulle montagne russe. E’ davvero terrificante. Credo che James volesse fare una sorta di ritorno al passato: Hitchcock incontra Amityville Horror incontra Poltergeist, quel genere di film, insomma. E anche se non c’è un linguaggio osceno, non c’è tanto sangue, né violenza, è abbastanza terrificante da aver preso i sedici anni, nonostante non contenga nessuno degli elementi che fanno prendere i sedici anni – a parte il fatto che è stato considerato un po’ troppo pauroso per i tredicenni. Il che, da un certo punto di vista, è qualcosa di cui essere orgogliosi.

Penso che, se ti piacciono gli horror e, soprattutto, se ricordi film come Poltergeist, che erano horror su delle famiglie che devono affrontare delle situazioni assieme, allora questo è il film per te.

Essendo tu stesso un fan, hai mai considerato la possibilità di scrivere o dirigere?

Ho riflettuto su questa idea. Ci sono un paio di cose su cui sto lavorando al momento, vedremo come andrà. E’ un po’ difficile bilanciare tutto. Il fatto è che per dirigere un film devi prenderti un anno, un anno e mezzo di pausa per seguire la storia nel suo sviluppo, il che significa che devi rinunciare a tre o quattro progetti come attore. E ancora non ho avuto il desiderio di farlo.

Per quanto riguarda la questione dello scrivere, io scrivo molto lentamente [Ride]. Ma mi piacerebbe farlo. Credo di avere un paio di storie che mi piacerebbe raccontare, e non vedo l’ora di iniziare a farlo.

Nel cast anche Vera Farmiga la quale interpreta, insieme a Patrick Wilson, una coppia di investigatori dell’occulto. I due saranno infatti chiamati ad aiutare una famiglia terrorizzata da un’oscura presenza nella loro fattoria: sarà il caso più oscuro e terrificante della sua vita… Poi ci sono anche  Ron LivingstonJoey KingMackenzie Foy.

Come si diceva a inizio articolo, prodotto dalla New Line Cinema e distribuito dalla Warner Bros. L’Evocazione – The Conjuring uscirà negli Usa questo venerdì 19 luglio 2013; in Italia arriverà il 21 agosto. Per maggiori informazioni potete consultare le nostre News dal BlogQui invece trovate la pagina facebook del film.

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