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La critica – Come un tuono

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Come un tuono: rassegna stampa.
Autore: Roberto Escobar – Testata: L’espresso

Racconta due storie diverse, “Come un tuono” (“The Place Beyond the Pines”, Usa, 2012, 140’). Anzi, le storie alla fine sono tre: quella splendida di Luke (Ryan Gosling) e della sua vita breve, quella antitetica di Avery (), poliziotto troppo giovane, troppo zelante e troppo impaurito, e quella conclusiva dei loro due figli. E niente parrebbe legarle, se non l’indifferenza del caso con la sua necessità paradossale. Nelle prime immagini del film, e i cosceneggiatori e Darius Marder mostrano Luke che, di spalle, s’avvia con la sua moto verso una grande sfera d’acciaio in cui, a velocità folle, incrocerà le traiettorie di altri due motociclisti. Così attraversa gli anni e i giorni, Luke: corteggiando la morte con generosità e imprevidenza, come se il mondo intero stesse in un luna-park. Solo la scoperta casuale d’avere un figlio potrebbe indurlo a fermarsi. Ma il caso ha qui la durezza tragica del fato. Per il piccolo Jason – per esserne padre e sostegno – Luke spinge la moto e la vita ben oltre i rischi di un luna-park, finché Avery ferma la sua corsa da acrobata con un colpo di pistola. Ora, lasciata la prima storia, “Come un tuono” racconta quella opposta di Avery. Nella sua vita non c’è generosità folle, non c’è fascino dell’eccesso, non c’è attrazione per la morte. C’è invece la sicurezza d’agire in buona coscienza per il bene e per l’ordine, per l’onestà e per la giustizia. Quanto Luke era in conflitto con il mondo, da esso tragicamente escluso, tanto Avery ne accetta i valori, anche quelli di cui ama nutrire la propria ipocrisia. Se talvolta gli capita di fare i conti con il sospetto e con il rimorso eventuale d’avere sparato a Luke per troppo zelo, negli anni l’uno e l’altro si spengono, nascosti e sostituiti dal gusto del successo e dal trionfo d’una carriera politica. Siamo così alla terza storia di “Come un tuono”. Quindici anni più tardi, il caso – ancora una volta il caso – porta Jason () e il figlio di Avery l’uno di fronte all’altro, quasi che in loro vivesse la possibilità di una sintesi che si potesse dir morale. Che cosa faranno i due? Soprattutto, che cosa farà Jason? Vendicherà la morte del padre, riprendendo ad Avery la vita che gli ha tolto? O si affrancherà dalla tragedia che grava su tutti di loro? La scelta di Cianfrance è netta. In qualche modo, è come se Luke rimontasse sulla sua moto e il mondo tornasse ad aprirsi alla sua generosità. In questa libertà nuova è il senso profondo del film.

Autore: Roberto Nepoti – Testata: la Repubblica

Protagonista di uno spettacolo itinerante detto “globo della morte” (dai significati palesemente metaforici: tutti i personaggi del film somigliano ad animali in gabbia), l’asso della moto Luke scopre che la breve relazione con una cameriera lo ha reso papà. Per mantenere la famiglia, si ricicla in rapinatore. Un poliziotto ambizioso, Avery, fa carriera ed entra in un giro di agenti corrotti. Molti anni dopo il figlio di Luke e quello di Avery frequentano lo stesso liceo. Un trittico dove gli avvenimenti rispondono alle categorie classiche della tragedia: il destino, la vendetta, l’ereditarietà, le colpe che ricadono sui figli… Malgrado la presenza di Ryan Gosling nella parte di “bad boy” motorizzato, le analogie con sono praticamente casuali. Assai più che alle scene d’azione, Cianfrance è interessato alle relazioni personali e famigliari; in una sfumatura molto noir, però, che trascina i personaggi alla rovina. Lontano dai codici del cinema d’azione anche il linguaggio del film: che, al montaggio serrato e ai ritmi concitati, preferisce lunghi piani-sequenza e visioni in “soggettiva”.

Autore: Peter Travers – Testata: Rolling Stone

Un film bestiale, un ottovolante emotivo che rischia di andare fuori dai binari, e lo fa.

Autore: David Rooney – Testata: Hollywood Reporter

Un film cupo e suggestivo che prende alcune svolte sbagliate, ma dispone di una performance carismatica

Autore: Peter Debruge – Testata: Variety

Troppo lungo e mal concepito.

Autore: Maurizio Porro – Testata: Il corriere della sera

Paghi uno e prendi tre. Come un tuono sono tre film in uno, a firma del molto indipendente e sentimentale Derek Cianfrance (…) In 2 ore e 20 c’è tempo per una maxi sceneggiatura scritta per prendere al lazo tutti i personaggi, osservando sotto la lente la sensibilità dei macho e la determinazione della bella , in vesti dimesse. Giocato sulla contrapposizione dei due attori del momento, i due sex symbol dell’era Obama, il citato Gosling e Bradley Cooper che, esaurite le Notti da leoni (esce la terza), s’è dedicato a una carriera che lo ha messo in prima fila, esponendo qui il cinismo americano che crede ci sia ancora bisogno di eroi. Sono bravissimi pure i rampolli che si palleggiano altrui follie, amori e responsabilità, ma gettando una speranza al di là del posto al di là dei pini, come dice il titolo originale che prende spunto dai nativi Mohawk e dalla suggestiva natura che non appare mai a sproposito, motore della storia fino al geometrico finale rettilineo verso chissà dove e perché.

Autore: Alessandra Levantesi Kezich – Testata: La Stampa

Non era facile trovare i giusti equilibri in un progetto di storia che cambia di protagonisti, epoca e registro mescolando gangster story, poliziesco e melò; e in effetti Come un tuono risente a tratti di tanta complessità di temi: oltre al fatto che, in presenza di più episodi, viene naturale preferire uno all’altro. Ma resta coerente nel film la forza unitaria di una vena di profondo intimismo che Cianfrance sa come tradurre in densi piani sequenza: con la macchina da presa incollata a protagonisti che si dibattono nella tela di traumi e pulsioni di cui non sono consapevoli; o di cui stanno appena prendendo coscienza (…) L’effetto è assai emozionante quando sono in ballo interpreti del fascino e dell’intensità di Gosling, angelo maledetto dal cuore puro, e di Cooper, eroe dal cuore oscuro; mentre la terza parte, che dal punto di vista drammatico dovrebbe rappresentare l’apice, soffre del minor peso specifico sia dei giovani attori che dei loro ruoli. Tuttavia, da questo neppur quarantenne regista del Colorado ci aspettiamo molto.

Autore: Fabio Ferzetti – Testata: Il Messaggero

Così quello che sembra solo un film d’azione con un eroe più maledetto del solito (e fantastici stunt girati con ipnotici piani sequenza) diventa un noir sorprendente e melodrammatico. Una saga dolente sulle trappole del destino popolata di personaggi finalmente degni di questo nome (malgrado qualche incertezza di scrittura), che zigzagando fra le durezze e i segreti di un’America di provincia lottano per la loro vita, e non solo per mandare avanti la trama. Senza mai perdere quel senso dell’assoluto, e quel gusto del dettaglio, che fanno da sempre il sapore del grande cinema americano.

Autore: Dario Zonta – Testata: l’Unità

Come un tuono è il titolo italiano di questo film indipendente e sorprendente, firmato da un regista da Sundance, Dereck Cianfrance (…) Il suo realismo noir non lascia indifferenti, e il primo anello narrativo di Come un tuono è di quelli che non si dimenticano e il personaggio di Goslin è di quelli che lasciano segni profondi, una furia silenziosa che si adagia nel nostro immaginario, e forse anche nelle nostre coscienze. Il resto della storia ci è sembrata meno potente e più di scrittura. Bellissima la colonna sonora firmata da Mike Patton.

Autore: Maurizio Acerbi – Testata: il Giornale

Una volta le nostre nonne li chiamavano “i filmoni” (…) è quel che accade in Come un tuono, diretto dall’ottimo Dereck Cianfrance (…) Fidatevi questo è un gran bel film.

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Regia
Trama
Cast
Fotografia
Ritmo
Tensione
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La critica - Come un tuono, 5.0 out of 10 based on 1 rating

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