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La critica – The Impossible

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Autore: Roberto Nepoti – Testata:
Una quantità di film delle ultime stagioni esibisce la scritta “tratto da una storia vera”; senza che, di questa informazione, si veda la necessità. Diverso il caso di : sapere non solo che la storia si svolge durante lo tsunami del 2004, ma che è autentica anche la vicenda della famiglia protagonista (in origine spagnola, qui è diventata americana) aiuta ad accettare meglio una sceneggiatura melodrammatica e piena di colpi di scena, che tocca senza andarci per il sottile le corde emotive dello spettatore. Produzione ispano-americana, il film di è suddiviso in tre parti distinte. Nei primi venti minuti seguiamo l’arrivo della famiglia Bennett, madre padre e tre figli, nell’isola di Phuket, dove passerà le vacanze di Natale. Tutto sembra idilliaco come in uno spot turistico (bella gente, bambini biondi, lanterne che s’innalzano il cielo…); finché, il 26 dicembre, il più devastante tsunami di tutti i tempi si abbatte sulle coste dell’oceano indiano, causando circa diecimila vittime nella sola Thailandia. Sorpresi sui bordi della piscina, in pochi secondi i Bennett sono divisi dalla furia delle acque: da una parte restano Maria e il figlio maggiore Lucas; dall’altra papà Henry con i due bambini più piccoli. A partire da qui, per una quarantina di minuti, Bayona ci racconta le peripezie della donna e di Lucas, che tra l’altro hanno raccolto un piccolo disperso portandolo con loro. Il ragazzo riesce a portare la madre, gravemente ferita, in un ospedale di fortuna, dove ha inizio la lotta per salvarle la vita. La terribile avventura ha anche un riflesso positivo: insegnando all’adolescente, costretto a crescere in un sol colpo, il valore della solidarietà e l’importanza di sapersi spendere per dare sollievo ad altri sventurati. Subentra poi la terza parte del film in cui, attraverso un paesaggio devastato e popolato di cadaveri, Henry continua la ricerca della moglie e del figlio senza arrendersi, malgrado ritrovarli sembri impossibile. Nell’epilogo tutta la famiglia converge in un altro ospedale, nel quale Maria è stata portata per un’operazione: i quattro si sfiorano ripetutamente senza incontrarsi. Finché… E da qui, altro omaggio a una consuetudine inflazionata nei film più recenti, ha inizio una sequenza interminabile di sottofinali, quasi-finali e finali, tutti all’insegna del patetico, come se il film non volesse rassegnarsi a terminare. Il che può mettere un po’ alla prova la pazienza degli spettatori meno disponibili a tirare fuori il fazzoletto. Sono molto sobrie, invece, le scene dello tsunami, realizzate con minimo ricorso agli effetti speciali (a differenza dello tsunami di Hereafter di ). Il regista Bayona l’ha ottenuta ricreando una vera ondata, per organizzare la quale è occorso un anno di lavoro. Poi, contentandosi di una sola – e perciò tanto più impressionante sequenza di devastazione, si è concentrato sugli effetti della catastrofe. E bisogna ammettere che le scene di che, travolta dall’impeto delle onde e imprigionata in fondo alle acque da un groviglio di detriti, non riesce a riemergere alla superficie, provocano per empatia in chi le guarda un senso di soffocamento quasi reale.

Autore: Massimo Bertarelli – Testata: il Giornale
Angosciante anche se ruffianissimo dramma, tratto da una storia vera (…) E’ tutta sofferta routine, ce cerca e trova la commozione. Probabilmente alle anime semplici va bene così.

Autore: Fabio Ferzetti – Testata: Il Messaggero
La Torre di Babele è crollata ed era fatta d’acqua. Il resto è golosa, edificante pornografia del dolore.

Autore: Alessandra Levantesi Kezich – Testata:
J.A. Bayona (…) tenta di imbastire un minimo di suspense ricorrendo anche a qualche trucco horror, ma la vera tensione del film è quella creata dai validissimi interpreti.

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Regia
Trama
Cast
Fotografia
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