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Il primo spettacolo cinematografico

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di Francesco Ippolito

: a Parigi, in un seminterrato, i fratelli Auguste e proiettano quello che può essere considerato il primo spettacolo cinematografico: una proiezione di fotografie scattate in rapida successione in modo da dare l’illusione del movimento.

Auguste Marie Louis Nicolas Lumière (Besançon, 19 ottobre 1862 – Lione, 10 aprile 1954) e Louis Jean Lumière (Besançon, 5 ottobre 1864 – Bandol, 6 giugno 1948) erano due imprenditori francesi che brevettarono un gran numero di procedimenti legati alla fotografia e al neonato cinema. Louis aveva sperimentato il cosiddetto processo della “lastra secca“, un miglioramento dello sviluppo fotografico riconosciuto come un punto di passaggio fondamentale verso la moderna pellicola fotografica. Il loro brevetto più famoso riguarda l’invenzione del “foro di trascinamento” nella pellicola come mezzo per indirizzarne il corretto passaggio nella camera da presa e nel proiettore stesso.

Il 13 febbraio 1894 brevettarono inoltre il “cinèmatographe“, un macchinario in grado di fungere da macchina da presa e da proiettore che utiliozzarono per riprendere i loro primi esperimenti.

I non producono veri e propri film, non come siamo abituati a conoscerli oggi: non c’è narrazione vera e propria, non viene ripresa una finzione scenica ma si tratta piuttosto di un prodotto più simile al documentario che al film tradizionale.
Si tratta di quelle che sono conosciute come “vedute animate“, ossia scene realistiche di vita quotidiana della durata approssimativa di cinquanta secondi. La mancanza di narratività non influiva in alcun modo sulla spettacolarità dell’innovazione in atto, l’interesse dello spettatore era del tutto vincolato alla magia del movimento, alle fotografie che prendevano vita per alcuni secondi riproducendo la realtà come mai era stato fatto prima.

Parlo di “fotografie animate” proprio perchè le inquadrature erano fisse e non esiste, in questi primi esperimenti almeno, alcun tipo di montaggio: si trattava semplicemente di puntare la macchina da presa per catturare la realtà.

Uno dei più famosi film dei fratelli Lumiere è “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” (“L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat“), la pellicola è stata girata nel 1895 e dura 45 secondi; vediamo arrivare un treno trainato da una locomotiva a vapore.
L’inquadratura è angolata e c’è una grande profondità di campo, il fuoco è a infinito quindi il treno risulta ben visibile sia quando è in lontananza che quando è più vicino alla camera e prossimo a fermarsi.
Si dice che alcuni spettatori fuggirono dal cinema per timore nel vedere avvicinarsi il treno. Questo racconto è, con ogni probabilità, una leggenda che però ben fa intuire il grande senso di meraviglia e di stupore che il pubblico provava in queste prime rappresentazioni animate della realtà.

L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” è il più famoso film degli esordi ma il primo, proiettato insieme ad altri dieci il 28 dicembre 1895, è “L’uscita dalle officine Lumière” (“La Sortie de l’Usine Lumière à Lyon“). In questo film vediamo un gruppo di operai che, come anticipato dal titolo, escono dalle officine Lumiere al numero 25 di rue St. Victor, Montplaisir, alla periferia di Lione. Esistono tre versioni di questo film, di cui una con abiti primaverili (è la versione che potete vedere qui sotto) e una con abiti invernali.

Alcuni sostengono che la natura documentaristica di questa pellicola sia dubbia asserendo che:

- Nessuno cammina in direzione della camera.
- Un cane e un ciclista che compaiono nello stesso momento da due direzioni diverse.
- Una carrozza che compare alla fine, come se fosse un gran finale (cosa insolita nei pressi di una fabbrica).

Tuttavia si può tranquillamente confutare, anche se solo con ipotesi, ciascuno di questi punti:

- Forse nessuno cammina in direzione della macchina da presa perchè la strada è a “T” e, alle spalle dell’operatore, c’è un muro. Ipotesi questa avvalorata dal fatto che l’ottica impiegata per la ripresa non è certo grandangolare.
- Il cane e il ciclista potrebbero essere un caso, oppure potrebbero essere stati introdotti nella rappresentazione volontariamente senza per questo renderla meno veritiera. E’ meno confutabile il fatto che, nelle altre due riprese di questo tipo, il cane compare comunque.
- La carrozza compare solo in una delle tre versioni e, il fatto che potesse essere insolito, non è certo una prova.

Qui di seguito possiamo vedere “L’uscita dalle officine Lumière“.

Come abbiamo potuto notare ci sono alcuni elementi comuni in questi due filmati: inquadratura unica, elevata profondità di campo, movimento vorticoso dei personaggi che entrano ed escono rapidamente dall’inquadratura creando più di un centro d’attenzione contemporaneamente.

Compreso tra i dieci filmati proiettati la sera del 28 dicembre c’è anche una pellicola di 49 secondi intitolata “L’innaffiatore innaffiato” (“Le jardinier” o anche “L’arroseur arrosé“).
Se con “L’uscita dalle officine Lumière” la certezza della messa in scena è dubbia ed è stata al centro di numerosi dibattiti, in questo caso è inequivocabile essendo provata la presenza di più versioni dello stesso soggetto riprese in momenti diversi e con piccole modifiche.
Vediamo un giardiniere (François Clerc) intento ad innaffiare delle piante quando alle sue spalle arriva un ragazzo (Benoit Duval) che, mettendo un piede sulla pompa, interrompe l’afflusso di acqua; quando il giardiniere guarda nel tubo per controllare il ragazzo toglie il piede, bagnando lo sventurato.

Il quarto film proiettato è “Il volteggio“. Anche in questa pellicola c’è una vera e propria rappresentazione cinematografica realizzata da attori non professionisti.
Vediamo tre personaggi: uno in divisa e due vestiti di bianco; il personaggio in divisa aiuta l’altro a salire a cavallo mentre il terzo tiene fermo l’animale dalle briglie. Scopriamo però che il fantino è in realtà un acrobata che comincia a saltare su e giù dal cavallo mentre il personaggio che tiene le briglie ride vistosamente battendosi ripetutamente una mano sul ginocchio.

Al quinto posto abbiamo “La pesca ai pesci rossi” (“La Pêche aux poissons rouges“). Si tratta di una rappresentazione molto semplice: vediamo un adulto che tiene un bambino di pochi mesi che tenta di afferrare un pesce rosso.

Altra pellicola: “L’arrivo dei fotografi al congresso di Lione” (“L’arrivée des congressistes à Neville-sur-Saone“).
E’ un film girato a Neuville-sur-Saône nel giugno del 1895 e rappresenta lo sbarco di alcuni partecipanti al congresso fotografico di Lione. Alcuni di loro conoscono l’opertore (molto probabilmente uno dei due fratelli Lumiere) e lo salutano con vistosi gesti o togliendosi il cappello, possiamo quindi notare come la convenzione del “campo di ripresa”, postulata successivamente dal cinema classico, qui non sia affatto presente; anzi, l’operatore non è invisibile ma influenza radicalmente l’azione stessa, modificandone lo svolgimento.

I maniscalchi” (“Les Forgerons“) mostra due uomini, uno in abiti da lavoro e l’altro con camicia e cravatta. Entrambi sono impegnati nel loro lavoro, uno batte il ferro forgiandolo successivamente nell’acqua mentre il secondo gira un attrezzo a manovella. A chiudere il filmato un cameriere entra in campo da sinistra e versa un bicchiere di vino al maniscalco.

La colazione del bimbo” (“Le Repas de bèbè“) mostra due genitori, inquadrati frontalmente a mezzobusto, che imboccano il loro bimbo. I due genitori sono Auguste Lumière e sua moglie. E’ nota anche l’esistenza di una versione del 1903.

Ne “Il salto alla coperta” (“Le saut à la couverture“) vediamo un acrobata che salta una coperta tenuta da quattro persone mentre un gendarme in divisa sembra dirigere l’azione. In questo filmato, come ne “Il volteggio”, possiamo notare un cagnolino bianco, elemento che fa pensare alla stessa ambientazione e forse agli stesi protagonisti.

La Place des Cordeliers a Lione” (“La Place des Cordeliers à Lyon“) inaugura la serie delle vedute cittadine, vediamo una strada dove si muovono passanti, carrozze, carri e anche la “vecchia versione” di quello che potremmo chiamare un tram. L’intento della pellicola era quello di mostrare un luogo lontano dagli spettatori parigini.

Il mare – Bagno in mare” (“La mer – Baignade en mer“) mostra alcuni ragazzi che si tuffano più volte in mare da un trampolino.

Come abbiamo visto le prime proiezioni erano sempre molto semplici e immediae, tuttavia il pubblico restava letteralmente incantato dalla meraviglia di vedere delle foto che prendevano vita, rimanendo ipnotizzato dal fascino del movimento riprodotto.

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