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Il precinema

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di Francesco Ippolito

“Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato, scartato è un altro passo avanti.”
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Se intendiamo il cinema, in senso più ampio, come semplice proiezione di immagini in movimento possiamo certamente individuarne alcuni antenati.
In oriente c’erano le , una forma di spettacolo molto antica messa in atto in piccoli teatri ambulanti che consisteva nel mostrare figure di legno non direttamente, ma tramite le loro ombre. Lo spettatore osservava l’azione davanti a un telo bianco dietro al quale gli attori manovravano le figure recitandone contemporaneamente le rispettive parti.

In Europa i primi studi ottici relativi alla proiezione della luce attraverso delle lenti risalgono al 1490, con la famosa “camera oscura leonardiana“. Quest’ultima è alla base della fotografia ed è l’antenato più antico e diretto della moderna fotografia. Questo strumento è composto essenzialmente da una scatola oscurata dotata di un foro stenopeico da un lato e un piano di proiezione dall’altro. La luce entra dal foro e viene proiettata sul lato opposto della camera, riproducendo l’immagine capovolta di quello che si trova di fronte al foro. Più è piccolo il foro, più l’immagine appare nitida.

Caratteristica peculiare di questo tipo di macchina è che tutti gli oggetti sembrano a fuoco indipendentemente dalla distanza dal foro, anche se nessuno in pratica lo è effettivamente. La camera oscura leonardiana si comporta come un’ottica che non ha una sua lunghezza focale specifica. Il foro però, com’è prevedibile, fa passare pochissima luce impedendo di fotografare soggetti che non siano completamente immobili.
Nelle moderne macchine fotografiche al posto del foro troviamo l’ottica, che permette il controllo dell’apertura e della messa a fuoco, e il piano su cui si proietta l’immagine altro non è che l’alloggiamento della pellicolafotografica che verrà impressionata.

Il più giovane antenato della proiezione cinematografica, così come la conosciamo oggi, è la “” (la più antica descrizione risale al 1646 ad opera del padre gesuita Athanasius Kircher che la incluse nel libro “Ars Magna Lucis et Umbrae“).
E’ un rudimentale metodo di proiezione di immagini dipinte su un vetro ottenute introducendo una candela all’interno della lanterna. Inizialmente le immagini proiettate erano immobili, in seguito si optò per lastre mobili per dare il senso del movimento e realizzare così alcune semplici scenette: un cavaliere che si dirige verso un castello oppure due persone che si incontrano. Il principio di funzionamento, semplificando molto, è lo stesso del moderno proiettore cinematografico solo che a venir proiettate non sono fotografie in rapida successione bensì lastre di vetro colorate.

La lanterna magica veniva utilizzata sia per scopi didattici (mostrando luoghi, piante e oggetti con esiti molto più suggestivi se confrontati all’osservazione di un semplice disegno su carta), che per scopi ricreativi con puro intento di intrattenimento proiettando immagini fantastiche e visionarie. Occorre tenere ben presente che, all’epoca, la distinzione tra scienza e superstizione non era così netta da impedire ad elementi di suggestione fantastica di irromprere, più o meno consapevolmente, nel territorio delle scienze.
Nel video qui di seguito possiamo osservare un piccolo esempio di proiezione ottenuta tramite la lanterna magica. Vengono proiettati vetri dipinti a mano del XIX secolo appartenenti alla collezione Minici Zotti conservati presso il Musei del Precinema di Padova.

Il “” si basava sullo stesso principio di funzionamento della lanterna magica, ma le proiezioni non erano verso l’esterno ma all’interno di una scatola chiusa, lo spettatore doveva guardare direttamente nel dispositivo e la visione, dunque, era individuale. Il vantaggio del mondo nuovo era la possibilità di impiego anche all’aperto in orari diurni, non necessitando di un buio completo per la sua fruizione; infatti veniva usato da ambulanti nelle fiere di paese che chiedevano un compenso per la visione delle immagini.

Le immagini proiettate non erano più fantastiche, bensì collegate ad eventi reali a carattere sociale. Era una sorta di “telegiornale”, utilizzato per diffondere le notizie soprattutto tra gli strati più bassi della popolazione analfabeta.

Subito dopo, in seguito alla diffusione della fotografia, si cercò il modo di animare l’azione tramite la rapida successione di immagini fotografiche; furono molti gli esperimenti in questo senso ma quello che ebbe maggior successo fu senza dubbio il “” di Thomas Edison (diretto erede del “Nuovo Mondo”, può essere considerato una sua evoluzione). Era una cassa sulla cui sommità troviamo un monoculare attraverso cui era possibile osservare una breve sequenza animata, facendo scorrere una pellicola da 35mm ad una velocità di 48 fotogrammi al secondo. La prima dimostrazione del kinetoscopio fu il 14 aprile 1894 ad opera dello stesso Edison che volle intrattenere i presenti che stavano ascoltando la musica del suo fonografo, un’altra sua nota invenzione per la registrazione e la riproduzione dei suoni.

I primi film visualizzati con il kinetoscopio duravano pochi secondi e rappresentavano uno o più soggetti in movimento (spesso venivano riprese scene di ballo) con una inquadratura fissa in campo largo. I film non avevano montaggio e non c’è traccia di effetti speciali, come sovraimpressioni, che erano piuttosto relegati a trucchi di tipo teatrale.

Si è molto discusso se la paternità del cinematografo sia imputabile a Thomas Edison o ai Fratelli ; la maggior parte degli storici concorda nell’attribuirla a questi ultimi, tuttavia se intendiamo il cinema come proiezione di immagini in movimento a un pubblico pagante, allora potrebbe essere merito di entrambi essendo la più rilevante differenza nel tipo di fruizione dello spettacolo: individuale nel caso del kinetoscopio di Edison e collettiva nel caso delle prioezioni pubbliche dei Luimiere.

Qui di seguito possiamo ammirare 8 filmati per kinetoscopio realizzati tra il 1894 e il 1896: “The Kiss“, “Serpentine Dances“, “Sandow (The Strong Man)“, “Glendroy Brothers (Comic Boxing)”, “Cockfight“, “The Barber Shop“, “Feeding The Dooves“, “Seminary Girls“. Come possiamo notare, grazie allo scorrimento a 48fps (fotogrammi per secondo), il movimento è molto fluido e di incredibile realismo.

Se il kinetoscopio di Thomas Edison era direttamente collegato al nuovo mondo, il cinematografo inventato dai fratelli Lumiere era il diretto discendente della lanterna magica ma, al posto dei vetri dipinti, c’era la pellicola fotografica perforata. Il funzionamento del proiettore cinematografico è rimasto fondamentalmente invariato fino ad oggi: i fotogrammi impressi sulla pellicola scorrono velocemente (24 al secondo se si adotta quella che, per molti anni, è stata la velocità standard), trainati da un motore ausiliario a trazione diretta, davanti a una lampada che emette un fascio di luce concentrato incanalato da un sistema di lenti e lo proietta sullo schermo permettendone la messa a fuoco e il corretto allineamento; l’otturatore e la persistenza retinica fanno il resto (per maggiori dettagli tecinci puoi leggere “Lo spazio nero del cinema“).

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Regia
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Fotografia
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