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La critica – Django Unchained

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Autore: Maurizio Porro – Testata: Il corriere della sera
Epopea western in guerra di Secessione con Tarantino contro lo schiavismo: il nero , il liberal progressista (grande ), il ricco razzista (Di Caprio al meglio). Il Django di Corbucci con la D muta (lo so, dice Nero) è pretesto di una geniale rivisitazione dove l’azione violenta si mixa a digressioni di ottima sceneggiatura. Le due personalità vivono felici e contente in un film di tre ore che scoppietta di gioia e voglia di cinema. Da vedere.

Autore: Maurizio Acerbi – Testata: il Giornale
resta comunque un signor film, sin dalle scene iniziali che ricordano i Coen: Grazie a d un superbo cast nel quale spiccano Jamie Foxx (ma come hanno fatto a non candidarlo agli Oscar?) e Christoph Waltz (per fortuna, lui si), sorretti da un Samuel L. Jackson assolutamente perfetto ed a un Di Caprio che si muove a suo agio nei panni di Villain.

Autore: Dario Zonta – Testata: l’Unità
Ora, dopo Django Unchained anche i più strenui detrattori dei Tarantino dovrebbero dirsi almeno “persuasi”che la sua arte o mestiere sia arrivata a dei livelli ragguardevoli (…) Tarantino nella sua maturità cinefila, prendendo spunto dai generi per poi spesso tradirli, sta riscrivendo una sua personale contro-storia impartendo una qualche lezione. Sempre divertendosi.

Autore: Fabio Ferzetti – Testata: Il Messaggero
Tarantino retrodata di un secolo il “buddy movie” bianco/nero. Il vero pulp arriva solo nell’epilogo, lungo e esplosivo. Ma il meglio è nelle due ore precedenti.

Autore: Todd McCarthy – Testata: Hollywood Reporter
L’anedottica odissea -come la struttura di questo film- potrebbe essere considerata indulgente, ma Tarantino inietta materiale pesante con tocchi scherzosi, sorprendenti e inaspettati; ne inietta così tanti che è sempre stimolante.

Autore: Peter Travers – Testata: Rolling Stone
Tarantino vive attraversando la linea limite. Django Unchained è troppo? … Non sarebbe altrimenti Tarantino.

Autore: Alessandra Levantesi Kezich – Testata: La Stampa
(…) il suo giocare al B Movie è in qualche modo truccato: nella migliore tradizione di Hollywood, Quentin ha impiegato divi di prima fila e sviluppato una sceneggiatura che, se pur si compiace di scivolare nella goliardata e nel sadismo con tanto di vistosi spruzzi di sangue, è un tipico distillato del suo talento di scrittore succoso e divertente. In Bastardi senza gloria, film più riuscito, la formula funzionava meglio: però anche qui le quasi tre ore di proiezione scorrono piacevoli; e il cattivo possidente del Sud Leonardo Di Caprio e, soprattutto, il tedesco compito di modi e rapido a uccidere cesellato da Christoph Waltz sono memorabili.

Autore: Paolo Mereghetti – Testata: Il corriere della sera
Per questo Django Unchained mi sembra meno divertente (e interessante) di Bastardi senza gloria, perché dopo un inizio folgorante finisce per restare schiavo della sua logica «revisionista» e si avvita in una seconda parte a volte piuttosto ripetitiva e deludente(…) nella seconda parte (…) l’inventiva del regista-sceneggiatore mi sembra perdere più di un colpo. Si fa aiutare da una più accentuata esibizione di violenza (fatta intuire più che realmente mostrata, come nel combattimento tra i due Mandinghi o nella punizione dello schiavo fuggiasco D’Artagnan) ma il risultato resta ben lontano dalle cose migliori della sua carriera (…)Lasciando l’impressione di un film dove Tarantino si è divertito a giocare con i generi e i miti più di quanto potranno fare i suoi spettatori.

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