Recensione del film The Rocky Horror Picture Show (1975) – Don’t dream it, be it! | Movieplayer.it « Recensioni (Rassegna) « cineMania

Recensione del film The Rocky Horror Picture Show (1975) – Don’t dream it, be it! | Movieplayer.it

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Correva l’anno 1975 quando le lascive labbra rosso fuoco che sussurrano allo spettatore “Michael Rennie was ill the day the earth stood still”, aprendo The Rocky Horror Picture Show, fecero infuriare il presidente della 20th Century Fox che le considerò talmente indecenti da bloccare la distribuzione del film. Un risultato inaspettato per un musical nato con l’intenzione di “divertire anche un bambino di dieci anni” e divenuto catalizzatore di tensioni sessuali, frustrazioni artistiche e irrisione della morale perbenista. Un vero e proprio inno alla liberazione sessuale talmente camp, edonistico e colorato da rischiare di non essere preso sul serio. Il film, girato nel vecchio teatro di posa della Hammer da Jim Sharman, viene a costare un milione di dollari, budget medio-basso per una produzione musicale, ed è privo di star vere e proprie anche se ospita alcuni interpreti all’epoca assai promettenti. Questa è la cronaca di un flop, di una piccola pellicola scritta da un attore fallito e divenuta un fiasco al botteghino tanto da essere ritirata dai circuiti a poche settimane dall’uscita. E’ così che, talvolta, nasce un cult.

Una scena di The Rocky Horror Picture Show (1975) Pellicola semplice, lineare, citazionista, caratterizzata da una rigida unità di tempo e luogo, The Rocky Horror Picture Show tradisce la sua origine teatrale eppure riesce a evolversi adattandosi perfettamente alle necessità del grande schermo. La regia funzionale di Jim Sherman ricalca in pieno l’andamento didascalico di quei B movie sci-fi e horror citati nella canzone d’apertura riproducendone l’ingenuità delle gag, il look ‘fifties’ e la povertà degli effetti speciali – dovuta anche ai limiti oggettivi della produzione. Proprio questi limiti diventano il punto di forza di un’opera capace di essere saldamente impressa nella memoria collettiva a quasi quarant’anni dalla sua genesi. Perché questo mix di echi di Frankenstein, Dracula, Barbarella, Flash Gordon, King Kong ed Ed Wood sia divenuto leggenda lo si deve soprattutto alle trovate geniali di cui il film pullula. Strizzate d’occhio allo spettatore, brillanti tocchi registici, scene di culto realizzate con tempi e ritmi perfetti – tra cui spicca una delle più sorprendenti entrate in scena della storia del cinema, grazie a un ascensore di ferro divenuto oggetto scenico per eccellenza – il tutto a supporto dei brani irriverenti e scandalosi composti da Richard O’Brien che rappresentano la vera anima dello show.

Meat Loaf in una scena di The Rocky Horror Picture Show Il budget ridotto è anche alla base della scelta di travasare il cast dello show teatrale (compresa la rockstar Meat Loaf) nel film, con in più l’innesto dell’americano Barry Bostwick e di una giovanissima Susan Sarandon tutta occhi, riccioli rossi e golfini pastello. Ma il fascino di The Rocky Horror Picture Show non sarebbe tale senza la presenza magnetica dell’immenso Tim Curry che, perfettamente a suo agio in guepière, calze a rete e tacchi vertiginosi, è il mattatore del film nei panni di Frank N’ Furter, alieno transessuale/pansessuale il cui unico scopo è il piacere. I fidanzatini illibati che capitano accidentalmente nel suo castello verranno iniziati, loro malgrado, al sesso sfrenato con risvolti orgiastico-cannibalistico-acquatici, ma alla fine l’ordine verrà riportato dai servi transilvani Riff Raff e Magenta. Con un messaggio così poco edificante era inevitabile che The Rocky Horror Picture Show assumesse l’identità di capolavoro pop di nicchia, da spettacolo di mezzanotte. Paradossalmente, però, è proprio questa stessa irriverenza, questa libido gioiosa e sfrenata che serpeggia nel corso dell’intera pellicola ad averlo fatto diventare, nel tempo, un fenomeno di portata mondiale. La prescrizione, oggi, è quella di continuare a fruirnr – quando possibile – sul grande schermo, insieme agli amici, a mezzanotte, travestiti da uno qualsiasi dei personaggi e cantare le canzoni a squarciagola armati di riso, giornale, accendino, trombette, cappellini e tutto il necessario per diventare parte integrante dello spettacolo. Perché così è ancora più bello.



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