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Recensione del film The Parade (2011) – Sette samurai per un Gay Pride | Movieplayer.it

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Questa è una storia con molti eroi. Almeno sette, come i samurai di Kurosawa. O, meglio ancora, come I magnifici sette, per via di Steve McQueen, ovviamente. Certo, Radmilo non gli assomiglia granché: è un simpatico e paffuto veterinario che sta cercando di dare una mano al suo partner Mirko, attivista LGTB il quale a sua volta sta tribolando per organizzare, a Belgrado, un Gay Pride che sia sicuro per i partecipanti costantemente minacciati e aggrediti dai numerosi gruppi neonazi della capitale serba. Limun, che con Yul Brynner ha in comune la calvizie, è invece un reduce dalla guerra balcanica che vive sfruttando le “capacità acquisite”, tra palestra di arti marziali, lavoretti come bodyguard, e qualcosina di meno legale; a dargli filo da torcere è la bella fidanzata Biserka, con i suoi ambiziosi piani matrimoniali. Un primo incontro abbastanza memorabile – Limun minaccia Radmilo con la pistola per “persuaderlo” a salvare la vita al suo cane, che si è preso un paio di proiettili al posto suo – darà il via a una strana alleanza, a un viaggio avventuroso in vari stati della ex Jugoslavia, e a altri sviluppi sorprendenti. Fino a che Radmilo, Limun, Mirko, Biserka, Roko, Halil e Hazem non saranno pronti per affrontare la loro battaglia per una nobile e giusta causa che sembra non interessare a nessun altro.

The Parade: Nikola Kojo con Nataša Marković in una scena del film Per quanto basato in larga misura sul contrasto tra “il duro” e “la checca”, The Parade di Srdjan Dragojevic è anche molto più di questo. Definito “tragicommedia sociale” dal suo regista, il film racconta di soldati su fronti opposti in conflitti alimentati dal più furioso odio etnico, che dimenticano acrimonia e violenza per diventare amici per la pelle. Racconta di amicizie persino più improbabili, e di pure, autentiche, coraggiose storie d’amore. Ma racconta anche di un sogno spezzato, di una città con un cuore cattivo, e di un abominio apparentemente impossibile da sradicare.

The Parade: Nikola Kojo con Miloš Samolov in un'immagine del film E’ principalmente un film divertente, The Parade, anche molto divertente. Ma lo è in modo amaro, intelligente e mai banale, e questo ci fa perdonare quelle ingenuità nella sceneggiatura e quegli eccessi nella messa in scena che in fondo fanno parte del suo spirito. E il suo spirito è quello di ridere di un capo della polizia che dice “se concediamo i diritti umani ai gay, poi li vorranno pure gli zingari e gli albanesi“, o di un combattente croato con un grave caso di diarrea. E fin qui, tutto bene. Ma ridere delle svastiche, degli sputi, dei manganelli e dell’odio di centinaia di naziskin contro un manipolo di persone che vogliono solo essere sé stesse alla luce del sole, senza infastidire nessuno, e non hanno speranze di farlo, è più difficile, e ci vuole davvero coraggio. Il coraggio dei Magnifici Sette.



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