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Roma Fiction Fest 2012: Gillian Anderson, l’intervista in esclusiva

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Non ti guarda negli occhi, Gillian Anderson mentre la intervisti. Più che fredda, sembra timida, forse un po’ sfuggente, di sicuro stanca per i viaggi con cui sta promuovendo Great Expectations, nuovo adattamento BBC del classico di Dickens. Ma quando ti accorgi della lentezza suadente con cui parla, della luce che emanano occhi e sorriso, il ricordo dell’agente Scully e di altri personaggi di cui molti spettatori si sono innamorati è ancora vivo.

Come ci si approccia approccia a un personaggio come Miss Havisham in Great Expectations e a lavorare con un colosso della tv di qualità come BBC?

Avevo già lavorato con BBC ed è sempre bellissimo. Non ero del tutto consapevole dell’importanza di BBC prima di trasferirmi in America, ma poi dopo averci vissuto a lungo ho capito la fama e l’aura che si portava dietro, come esempio di scrittura e tv di qualità. Quando poi ti propongono poi di lavorare in un adattamento di Dickens non puoi dire di no, perché è un progetto grandioso per un attore. Affrontare Havisham richiede un certo timore, nel senso che spaventa interpretare un’icona della letteratura e che porta gli attori anche a dividersi su come portarla sullo schermo. Senti la pressione, senti le grandi attese, e scusate il gioco di parole.

Dopo la chiusura di X-Files e la popolarità che ne è derivata, come fa un attore ad affrontare la carriera che ne segue, sia come professionista, ma anche umanamente?

Quando finì X-Files ero eccitata di saltare nel resto della mia carriera e della mia vita. Così sono tornata a Londra per tornare sui palchi del teatro e ho trovato subito una pièce che mi desse questa possibilità. Volevo vivere di nuovo in Inghilterra e questa decisione ha avuto un impatto enorme nei tipi di lavoro che ho scelto e che mi sono stati proposti. Sono influenzata anche da ciò che si vede, in tv e teatro, e oltretutto è importante perché il livello di scrittura è talmente alto che anche la mia voglia di scrivere ne esce amplificata. E poi, il fatto di avere 3 figli ti cambia prospettive e priorità; avrei avuto le stesse tendenze anche vivendo a Los Angeles, ma l’ambiente londinese mi permette di essere sempre più specifica e mirata per ciò che voglio fare.

Stasera riceverà l’Excellence Award per la carriera: che sfida è per un attore fare meglio di quanto ha fatto dopo un premio del genere, giunto ancora nel vivo di un percorso?

Fare meglio di quanto si è fatto è la sfida di ogni artista e di ogni attore, la mia sicuramente. E’ sempre importante trovare qualcosa che funzioni e che possa piacerti, dipende sempre dalla bontà del materiale che ti propongono, ma devo dire che continuano a esserci buone idee: si pensa spesso che tutto ciò che di buona si poteva ideare sia già stato ideato, e quindi rimango stupita quando mi accorgo delle nuove idee che escono fuori dal cinema e dalla tv.

Ci saluta con dolce riservatezza Gillian Anderson, in attesa di vederla stasera in Great Expectations. Se siete fan dell’ex-agente Scully commentate l’articolo e restate con Screenweek per tutte le novità dal Roma Fiction Fest 2012.

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