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[Rec] Genesis, la recensione

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Rec Genesis Leticia Dolera Foto Dal Film 03

Koldo (Diego Martín) e Clara (Leticia Dolera) si sono appena sposati e sono pronti per celebrare il giorno più importante della loro vita con amici e parenti. Tutto sembra procedere nel migliore dei modi, ma durante i festeggiamenti accade l’impensabile, dando il via ad un’ondata di orrore e morte.

Premessa: chi scrive non ha particolarmente a cuore né Jaume BalagueróPaco Plaza. Nonostante siano stati osannati da più parti come le nuove rivelazioni dell’horror spagnolo (soprattutto il primo), nel corso di questi anni hanno realizzato pellicole mediocri e senza alcun guizzo particolare, a parte il recente Bed Time. Unendo le forze qualcosa di buono sono riusciti a farlo però, dando vita ad un franchise cinematografico, quello di [Rec], che è riuscito contemporaneamente a cavalcare l’onda del momento (quella del cosiddetto “found footage”) e ad offrirci un riuscito omaggio al filone degli zombie movie.

Arrivati ad un certo punto, i due hanno deciso di separarsi e di realizzare altri due capitoli di questa saga, che avrebbero dovuto porsi cronologicamente prima e dopo gli eventi narrati. E subito qualche (legittimo) dubbio è sorto, perché fondamentalmente un po’ tutti erano giunti alla medesima conclusione, è cioè che solo lavorando l’uno di fianco all’altro Balagueró e Plaza sono in grado di raggiungere i livelli di un discreto regista.
Armati di ogni pregiudizio possibile e immaginabile, questo [Rec] Genesis è stato dunque accolto da stampa e pubblico ed molto è probabilmente a causa di quest’attitudine che il film si è rivelato, perlomeno da queste parti, una piacevole sorpresa.

Rec Genesis Foto Dal Film 01

Presa così com’è questa pellicola è infatti più che godibile. È solida, veloce, violenta quanto basta e, soprattutto, procede lungo la sua strada consapevole di avere dalla sua parte un pubblico che bene o male sa cosa aspettarsi.
Certo, contestualizzata all’interno della saga di cui fa parte presenta più di un difetto, prima di tutto non si può considerare un prequel a tutti gli effetti, bensì un capitolo parallelo, cosa che si intuisce da alcuni piccoli particolari; in secondo luogo, nonostante quel “genesis” presente nel titolo (un riferimento più che altro mistico in realtà), di spiegazioni riguardanti chi ha creato cosa e come non se ne vede la benché minima ombra.
Quindi il plot rimane bene o male invariato: un gruppo di persone, chiuse in un ambiente unico che devono fare i conti con il dilagarsi del virus demoniaco. Quello che cambia è l’introduzione di due eroi “romantici” che, separati dalle circostanze, sono costretti a superare mille avversità per potersi rincontrare.

Ma soprattutto cambia la messa in scena, nel senso che, a parte i primi venti minuti, la pellicola è girata in maniera classica, senza l’uso di telecamere amatoriali e senza dover per forza trovare un valido pretesto che possa motivare il perché noi ci ritroviamo a vedere il montaggio di un girato in fin dei conti “privato”.
E nell’abbandonare quest’etica è come se Paco Plaza volesse mandarci un preciso messaggio che si potrebbe riassumere in un: “Questo è il mio [Rec] e ci faccio un po’ quello che mi pare, spacchiamo quella maledetta telecamerina e via con il film!”.

A questo punto però sorge un dubbio più che legittimo: può esistere un capitolo di questa saga che usi una rappresentazione diversa? In teoria no, visto che lo stesso titolo evidenza la sua essenza found footage, ma è anche vero che queste sono riflessioni che lasciano il tempo che trovano e che non ci troviamo di fronte a quell’obbrobrio di Blair Witch 2, che non solo ha preso la distanze dall’originale in tutto e per tutto ma l’ha anche fatto nel peggiore dei modi.

Sarà anche il meno [Rec] dei [Rec], questo è vero, ma rimane pur sempre un film godibile, che non aggiunge nulla di nuovo a quanto sia già stato raccontato e che, in ogni caso, nella sua durata standard di un’ora e venti non lascia spazio alla noia.



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