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Recensione del film Sea of Butterfly (2011) – L’amore, nonostante tutto | Movieplayer.it

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Tutti noi abbiamo il diritto di ricercare la felicità. Lo sancisce persino la Costituzione americana. E, siccome l’uomo è un animale sociale, la sua felicità passa anche attraverso la relazione con i propri simili, specialmente attraverso la relazione di coppia. Che si sia belli o brutti, ricchi o poveri, dei gran bastardi o dei pezzi di pane, è difficile non desiderare l’amore. Quindi, perché non dovrebbe desiderare una vita affettiva piena e soddisfacente anche chi nasce con dei gravi handicap fisici? Il fatto di non poter camminare, o di avere mille difficoltà a compiere anche i più semplici gesti quotidiani, non implica certo l’assenza di sentimenti. Generalmente la questione della vita di coppia tra le persone affette da disabilità non è tra le prime a porsi: prioritari sono, comprensibilmente, gli sforzi tesi a rendere meno difficoltoso l’approccio con il mondo, e ad assicurare un’esperienza di vita il più possibile vicina a quella di tutti.

Ma anche un handicappato può innamorarsi, e può volersi sposare: è questo il caso di Woo-Yeong, un giovane coreano legato da ben sette anni alla sua Jae-Nyeon. Entrambi affetti da gravi disabilità motorie, a parte nella difficoltà fisica nel comunicare funzionano come tantissime altre coppie: litigano, si rimbeccano, minacciano di lasciarsi (ma “dove lo trovi un altro come me, uno che ti ama di più?“), e poi si cercano, si rifugiano l’uno nell’altra, si danno forza a vicenda. Woo-Yeong vuole sposarsi, e così vorrebbe anche Jae-Nyeon: ma, se sulle prime la ragazza sembra entusiasta dell’idea, viene presto assalita da mille dubbi. Intanto, la convivenza con la suocera non è una prospettiva considerata troppo allettante; ma soprattutto è impossibile ignorare i problemi derivanti dalla particolare condizione sua e del fidanzato. La stessa madre di Woo-Yeong, senza ipocrisie, ammette che avrebbe preferito per il figlio una ragazza sana, in grado di occuparsi di lui fisicamente: ma la forza del legame che unisce i due giovani è tale da farle superare ogni reticenza, e da farle decidere di accogliere Jae-Nyeon in casa propria, sempre che lei lo voglia.

Sea of Butterfly: una foto del documentario Il film di Park Bae-Il affronta con sensibilità e tenerezza un tema molto difficile, e lascia che a parlare siano le immagini dei due protagonisti della storia. Vedere Woo-Yeong e Jae-Nyeon andare al parco insieme, o mangiare i sandwich che lei ha cucinato con tanto impegno, ci convince che una possibilità di felicità a questi due giovani non può essere negata. Ma, contemporaneamente, assistere alle loro difficoltà, ci comunica con evidenza il peso della loro condizione, ridimensionando senza pietà il romanticismo della loro battaglia per stare insieme. E’ facile, e bello, pensare che l’amore sia una forza inarrestabile in grado di annullare qualsiasi ostacolo, e che non ci sia nessun sacrificio non meritevole di essere fatto in suo nome. Ma la realtà è diversa, ovviamente: per noi tutti, e a maggior ragione per Woo-Yeong e Jae-Nyeon. Per questo capiamo la diffidenza di lei, la sua paura di essere inadeguata, la frustrazione di chi è a un passo dal raggiungere il proprio sogno ma che non ha, nel contempo, il coraggio necessario ad affrontarlo. Eppure, nonostante tutto, ci si trova a lasciarsi convincere dalle insistenze di Woo-Yeong, dalle sue promesse e dalle sue affettuose prese in giro, e ad ammettere che sì, la vita potrà anche essere dura, ma lo sarebbe di più se ad affrontarla si fosse da soli.

Non sappiamo come andrà la convivenza dei due protagonisti, se il loro amore sopravvivrà alle difficoltà o dovrà cedere sotto il peso di una quotidianità troppo dura da sopportare. Ma, grazie a Park Bae-Il e alla sua rispettosa testimonianza, sempre lontana dal pietismo e dal compatimento, sappiamo che Woo-Yeong e Jae-Nyeon ci hanno provato, che non hanno rinunciato a stare insieme per paura di fallire. E chissà che la loro storia non insegni qualcosa, sul valore della responsabilità e dell’impegno, anche a noi, privilegiati e pigri, sempre in attesa della perfezione, del tutto e subito, della vittoria facile.



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