Il cigno nero
Autore: Natalia Aspesi – Testata: la Repubblica
Lui le ordina: “va a casa e toccati”. Lei, genere verginale, fa il broncio, ma poi esegue, ubbidiente, rotolandosi nel letto, però sempre con volto molto mesto. L’amica le dà una pillolina e lei, improvvisamente arrapata, le salta addosso e le divora la bocca: ma l’amica è una sapiente, le strappa le mutande e le infila la testa tra le gambe. A lungo, seguono ansimi e gemiti.
Forse Black Swan, con certe sue scene che qualche parruccone potrebbe giudicare imbarazzanti, non era il film più adatto a illustri spettatori istituzionali, come il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e signora e tutti gli altri noti personaggi in età che ieri sera ornavano l’inaugurazione della 67° Mostra con i loro augusti smoking; non perché essi non possano essere di larghe vedute, ma perché in situazioni di solenne pubblica partecipazione, è possibile che non si sappia che faccia fare: interessata, indifferente, pensosa, offesa, annoiata, assopita?
In ogni caso, il presidente Napolitano, al termine della proiezione si è lasciato andare a un laconico: «Bello tosto…». Black Swan, Il cigno nero, è uno dei cinque film americani in concorso e lo ha diretto Darren Aronofsky, che due anni fa ha vinto il Leone d’Oro con il crudele e commovente The Wrestler, protagonista un bravissimo, orrendo Mickey Rourke.
Aronofsky ha 41 anni e il pallore tipico da tormento esistenziale: che faccia un film su un vecchio campione di wrestling in disarmo o su una giovane star del balletto classico, che si serva di un attore montagnoso e sfatto o di un’attrice vegana luminosamente smagrita, la sua ossessione è la stessa: il corpo offeso, dolente, violato, dal tormento della professione e dall’autolesionismo. Il personaggio del povero wrestler Rourke era tutto un taglio, un livido, un bernoccolo, un’ecchimosi, un tatuaggio, una slogatura, un cerotto, una benda, un attacco di cuore; il personaggio della bella ballerina Natalie Portman ha i piedi deformati, le caviglie dolenti, la schiena dolorante, il braccio anchilosato, la schiena graffiata, le unghie sanguinanti, la pelle strappata, un coltello in borsetta, un bastone in bagno, una scheggia di vetro nello stomaco, la pazzia.
Black Swan, con la briosa faciloneria di molti, prima ancora che fosse visto un solo film della Mostra, già veniva candidato al Leone d’Oro, tanto per creare finta eccitazione: dopo la sua proiezione, c’è chi l’ha trovato meraviglia, chi boiata, chi da candidare all’Oscar, chi da dimenticare. Poi un brusio più o meno colto: un po Freud, un po’ Dostoevskij, un po’ Fantasma dell’opera e un po’ Scarpette rosse, noir, horror, thriller, erotico, psicologico.
Dice il regista, romantico: «E’ una storia che parla di amore e paura, di fiducia e inganno. Una storia su una ragazza intrappolata, inseguita e desiderata, che non vuole fare altro che scappare, non solo da quel che la tormenta, ma anche dalla sua stessa natura. In poche parole è un racconto sulla trascendenza». Ahi! Semplificando: un direttore di balletto crudele con le sue ballerine che prende e lascia in quanto stranamente eterosessuale, ha la faccia maschia di Vincent Cassel, che è piaciuta addirittura, nella vita, a Monica Bellucci: figuriamoci se nel film non fa perdere la testa a Nina, la Portman, che già non è del tutto in sé, vivendo in simbiosi con la pazza madre Barbara Hershey, quella che vent’anni fa seduceva il Gesù di Scorsese e ormai si limita a tormentare una figlia.
Aronofsky sa raccontare bene l’ossessione di un mestiere che impegna corpo e mente, l’ambizione sfrenata che spinge a qualsiasi violenza e follia, un mondo artistico che come quello del balletto, è chiuso in se stesso e cieco alla realtà: quando l’ossessiva ragazza, che se non balla si aggiusta le scarpette e digiuna, viene scelta come étoile di una nuova edizione del “Lago dei cigni”, appare perfetta come angelico cigno bianco ma non sufficientemente perversa come cigno nero. E allora sia il maestro Cassel che la rivale Mila Kunis si impegnano a liberarla dall¿incomodo eccesso di castità. Da qui incubi, vaneggiamenti, allucinazioni, si moltiplicano intorno a Nina, mentre il suo bel volto resta sempre lo stesso, lacrimoso.
Eletta nel 2007, con una certa esagerazione, la donna più desiderata del pianeta, e nel 2002, anche qui esagerando, la peggior attrice non protagonista per il ruolo di Amindala nel secondo episodio di Star Wars, Natalie Portman, 28 anni, aspettava da 8 anni di affrontare, lei così casta da aver sempre rifiutato scene di sesso, quel che le aveva chiesto allora Aronofsky: baci tra donne e autoerotismo, «in nome dell’impatto psicologico tra i personaggi». Ancora ahi! Le scene sono state girate, Black Swan arriva nelle sale. Trattandosi di un film che promette eccitazione, si nota una molto scarsa partecipazione del sesso maschile, sbrigandosela le signore tra di loro o da sole.
Autore: Federico Pontiggia – Testata: Il Fatto Quotidiano
(…) Se la Portman è da Coppa Volpi, il film è fredda, prevedibile arte-vita.
Autore: Fabio Ferzetti – Testata: Il Mattino
(…) è un potente concentrato di temi e figure viste in cento altri film (…), trattati con crudezza e sfacciataggine neopop.(…)
Autore: Alberto Crespi – Testata: l’Unità
(…) è un film presuntuoso e banale (…)
(…) è di una prevedibilità sconcertante (…)
Autore: Il Foglio – Testata: Il Foglio
(…) ballet-movie che nel tentativo di rifare “Scarpette Rosse” di Powell & Pressburger accumula luoghi comuni (…)
Autore: Paolo Mereghetti – Testata: Il corriere della sera
(…) il film di Aronofsky «chiama» gli applausi, li cerca, li prepara. Un po’ come faceva con il precedente The Wrestler, solo che là c’era un attore (Mickey Rourke) che sapeva infondere una scintilla di verità a un personaggio un po’ stereotipato, qui invece la pur brava Natalie Portman non riesce a salvare una storia troppo programmatica e «metaforica». (…) prevedibile (…)
(…) il film che si vorrebbe colto e profondo è ricco di psicologismi superficiali, visioni oniriche d’accatto, ovvietà, errori vistosi (neppure la protagonista Portman ha un corpo da ballerina). (…)
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